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 Oggetto del messaggio: Re: MUSEOGIOCANDO - Auto
MessaggioInviato: lunedì 29 marzo 2021, 15:17 
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Concordo, bellissimo l' Oxford, peccato che non sia in scala 1/50. E peccato anche che questo prototipo Corgi Toys non sia mai entrato in produzione, forse "bruciato" dall'analogo Matchbox...sarebbe certamente stato in una scala più vicina all'1/43...


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 Oggetto del messaggio: Re: MUSEOGIOCANDO - Auto
MessaggioInviato: martedì 30 marzo 2021, 10:08 
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La Corgi ha fatto questo, nella serie Husky.


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 Oggetto del messaggio: Re: MUSEOGIOCANDO - Auto
MessaggioInviato: martedì 30 marzo 2021, 10:12 
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Proseguendo nella serie del Grande Capo Estikazzi, ecco a voi la

RICHIER

Betoniere, compattatori, compressori, livellatrici, escavatori, ruspe, draghe, gru da cantiere, gru cingolate semoventi, autogru e molto altro ancora: non manca praticamente niente nell’assortimento di macchine per cantieristica e movimento terra offerto dalla ditta francese Richier nell’arco della sua lunga storia cominciata alla fine dell’Ottocento e sviluppatasi nell’arco di quasi un secolo di attività.
E’ merito di Paulin Richier aver sviluppato la piccola impresa di famiglia con sede a Charleville-Mézières, nelle Ardenne francesi, partendo nel 1929 dalla realizzazione di una moderna betoniera che trova molti acquirenti presso le imprese edili. Incoraggiato da questo successo, Richier impianta nel 1931 un nuovo stabilimento nella piana di Montjoly, dove costruisce i primi rulli compressori, ai quali si aggiungono nel 1933 le prime scavatrici.
Dopo la seconda guerra mondiale vedono la luce, nel 1949, i primi bulldozer a marchio Richier e l’azienda si espande rapidamente fornendo macchinari per la gigantesca opera di ricostruzione postbellica. Nuovi stabilimenti vengono costruiti a Lione e Courbevoie (alla periferia di Parigi) per la produzione di ogni tipo di macchine edili e per lavori stradali, ivi comprese asfaltatrici e livellatrici sul modello delle ben note Caterpillar.
Per le sue macchine, Paulin Richier usa motori diesel Berliet e Renault, impiegando anche componenti prodotti da altre marche, come trasmissioni Ford e Citroen. Il lungimirante imprenditore stringe inoltre accordi di cooperazione con varie ditte nel settore delle macchine operatrici, sia francesi come Nordest, Willeme e Oleomat (quest’ultima la rileverà negli anni ’70) sia straniere come Demag, Dingler, Henschel e Frisch.
Questa rete di alleanze industriali e commerciali permette alla Richier di espandere notevolmente l’attività, portando l’azienda a diventare negli anni ’60 leader europea nel settore dei lavori pubblici, ricevendo commesse anche da parte delle forze armate francesi.
Paulin Richier muore nel 1973, senza lasciare eredi, in un momento assai critico, quello della crisi petrolifera. Le pesanti ripercussioni economiche della guerra del Kippur mettono la Richier in gravi difficoltà finanziarie. Nel 1976 l’azienda viene rilevata dalla Ford, che nel giro di tre anni ne riduce il personale da 4.000 a 2.600 unità, limitandosi a produrre nella stabilimento di Montjoly una linea di vibrocompattatori ed escavatori idraulici commercializzati con il marchio Ford Europe.
Con la successiva cessione della divisione macchine agricole della Ford alla Fiat (che porta alla nascita della New Holland) la ex Richier viene posta in liquidazione.


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 Oggetto del messaggio: Re: MUSEOGIOCANDO - Auto
MessaggioInviato: mercoledì 31 marzo 2021, 20:50 
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Solo per chi ha il Dinky o il Matchbox:

RUSTON-BUCYRUS

C’erano una volta le scavatrici: erano squadrate, con i cingoli e il cucchiaio in fondo a un lungo braccio che pendolava avanti e indietro. Le più famose erano marcate Ruston-Bucyrus, un binomio che nasce nel 1930 e di fatto si estingue nel 1985.
Prima di raccontarne le gesta è però opportuno ricostruirne l’albero genealogico, partendo dalla Richard Hornsby & Son, che nasce nel 1828 a Grantham, nel Lincolnshire, in Inghilterra, e dalla seconda metà dell’Ottocento diventa un apprezzato costruttore di macchine agricole e trattori stradali, ovviamente a vapore, passando nel 1892 a realizzare motori ad olio pesante. Accoppiati a generatori, i motori Hornsby Akroyd forniscono elettricità per illuminare - fra l’altro - la Rocca di Gibilterra, il Taj Mahal e la Statua della Libertà.
Nel 1902 vede la luce un trattore stradale con motore diesel bicilindrico, seguito nel 1904 dai primi trattori cingolati progettati da David Roberts, soprannominati “caterpillar”. Questi mezzi, che anticipano i tank della prima guerra mondiale, non vengono approvati dallo Stato Maggiore britannico, per cui il brevetto viene ceduto alla statunitense Holt Manufacturing, che nel 1911 brevetta il marchio Caterpillar.
L’altro ramo britannico della famiglia è rappresentato dalla Proctor and Burton, ditta con sede nella vicina Lincoln, nata nel 1840 e rifondata nel 1857 come Ruston Proctor and Company dall’ingegnere Joseph Ruston, che la indirizza principalmente alla produzione di locomotive e trattrici stradali a vapore. Durante la prima guerra mondiale l’azienda costruisce i primi carri armati per l’esercito britannico e ben 2.600 aerei da combattimento.
Nel 1918, la Richard Hornsby & Son si fonde con la Ruston Proctor and Company dando vita alla Ruston e Hornsby, che si specializza nella produzione di grandi motori diesel, stazionari o navali, rotabili ferroviari, trattori stradali, gru, draghe e scavatrici, realizzando anche un modello di automobile che tuttavia non riscuote grande successo.
Passiamo adesso al ramo americano, risalendo anche qui agli ultimi due decenni dell’Ottocento, quando le compagnie ferroviarie e l’industria estrattiva sono in piena espansione in tutti gli Stati Uniti. Nel 1880, fiutato il momento favorevole, Daniel P. Eells, che è il presidente della Commercial National Bank di Cleveland, in Ohio, e detiene cariche in altre 32 società, decide di dar vita, insieme a diversi soci, ad una compagnia che produca macchinari destinati a cave e miniere e alla costruzione di linee ferroviarie.
Rilevata una fonderia a Bucyrus, nell’Ohio, viene quindi fondata la Bucyrus Foundry and Manufactoring Company, la cui prima realizzazione, l’anno successivo, è una scavatrice a vapore conosciuta come Thompson Iron Steam Shovel (dal nome del progettista).
L’azienda espande rapidamente la sua attività, costruendo macchinari sia per escavazioni all’aperto che sotterranee, nonché draghe e “drilling rig” per la perforazione di pozzi. Nel 1904, la Bucyrus fornisce 77 delle 102 scavatrici a vapore utilizzate per realizzare il Canale di Panama tra l’Atlantico e il Pacifico. Si tratta di modelli da 95 tonnellate, montati su carrelli ferroviari o pontoni galleggianti, dotati di cucchiai da cinque metri cubi, capaci di spostare circa otto tonnellate di materiale alla volta.
Sin dagli anni ’20 vengono introdotte scavatrici montate su autocarri e all’azienda si devono anche i primi esemplari di “self-erecting tower crane” (gru a torre automontanti) destinate alla cantieristica. Nel 1927, l’accorpamento con la Erie Steam Shovel Company, specializzata in macchinari da cava e miniera, porta alla costituzione della Bucyrus-Erie, con sede a South Milwaukee, nel Wisconsin.
Tre anni dopo, arriviamo al fatidico 1930, quando dalla fusione fra la Bucyrus-Erie e la Ruston e Hornsby nasce la Ruston Bucyrus, un colosso che nei successivi 55 anni sarà protagonista nel mercato mondiale delle macchine movimento terra.
La società esporta i suoi prodotti in tutto il mondo e apre filiali in Europa, Asia e America Latina. Durante la seconda guerra mondiale sviluppa una macchina per scavare trincee, nota con il nome in codice di Cultivator N°6 e contribuisce alla costruzione dei carri armati Matilda e Valiant. Nelle ultime fasi del conflitto, la consociata Paxman costruisce 4000 motori diesel che equipaggiato tutti i mezzi da sbarco che prendono parte al D-Day.
Nel dopoguerra, la Ruston Bucyrus realizza alcuni dei più grandi escavatori mai costruiti al mondo, quelli a catena di tazze o a ruota di tazze utilizzati nelle grandi miniere a cielo aperto. L’esemplare record è il famoso Big Muskie, un impianto a benna trascinata costruito nel 1969 per una miniera di carbone dell’Ohio. Si tratta di una macchina semovente del peso di 12.247 tonnellate, alta 67 metri e lunga 148, azionata da 28 motori elettrici per complessivi 24.000 cavalli di potenza, dotata di una benna da 168 metri cubi (capace di contenere due autobus affiancati) che nei 22 anni durante i quali rimane in servizio sposta 465 milioni di metri cubi di materiale, ovvero il doppio del terreno rimosso per scavare il Canale di Panama.
Parallelamente ai colossi da miniera e alle gigantesche draghe vengono costruite macchine di dimensioni ridotte: i motori a vapore (ancora in uso negli anni ’30) vengono sostituiti da quelli diesel e le scavatrici Universal prodotte dalla Bucyrus-Erie rimpiazzano gradualmente quelle disegnate dalla Ruston e Hornsby. I singoli modelli sono contraddistinti da una cifra che indica la capacità (in piedi cubi) del cucchiaio, seguita dalla sigla RB.
Si va dalla più piccola 10RB fino alla 110RB, e il modello più popolare è la 22RB. Tutte queste scavatrici montano motori diesel Ruston e Hornsby, poggiano su un carro cingolato e adottano un sistema di azionamento del braccio a mezzo di cavi metallici (eventualmente coadiuvato da comandi pneumatici).
Negli anni ’70, con l’introduzione delle prime normative sul controllo delle emissioni nocive, la domanda di carbone crolla e le fortune della compagnia cominciano a declinare. Le ripercussioni economiche della crisi petrolifera aggravano la situazione, finché nel 1985, dopo oltre mezzo secolo, il sodalizio ha termine: la Ruston Bucyrus taglia tutti i legami con Bucyrus-Erie e diventa una compagnia indipendente, tutta britannica, con denominazione RB Lincoln.
Nel 1990 RB acquista i diritti di produzione per la gamma di escavatori idraulici Priestman e nel 2001 cambia ragione sociale in RB Cranes. Sull’altra sponda dell’Atlantico, Bucyrus-Erie passa attraverso una serie di riconversioni societarie e nel 2010 viene acquisita per 8,6 milioni di dollari dalla Caterpillar.


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 Oggetto del messaggio: Re: MUSEOGIOCANDO - Auto
MessaggioInviato: mercoledì 31 marzo 2021, 21:47 
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Io che ho solo il Dinky posso leggere? :lol:


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 Oggetto del messaggio: Re: MUSEOGIOCANDO - Auto
MessaggioInviato: venerdì 2 aprile 2021, 12:32 
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Avevo detto: il Dinky oppure il Matchbox, quindi sei abilitato...
Eccoli qui:


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 Oggetto del messaggio: Re: MUSEOGIOCANDO - Auto
MessaggioInviato: martedì 6 aprile 2021, 22:44 
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Adesso veniamo ad uno dei più importanti marchi italiani della storia del modellismo:

ESCI

L'acronimo E.S.C.I. risale agli anni '30 del XX secolo, quando un imprenditore di nome Mosè Agiman crea la compagnia Ente Scambi Coloniali Italiani. L'azienda fa import/export tra il Regno d'Italia e le Colonie italiane. Con l'avvento delle leggi razziali fasciste del 1938, Agiman, di origine ebree, è costretto a lasciare l'Italia e a rifugiarsi in Svizzera fino alla fine della seconda guerra mondiale.
Agiman rientra in nel dopoguerra e sfrutta il boom economico degli anni '60 portando l'azienda a commercializzare giocattoli e modellismo importati dal Giappone. Il figlio del fondatore, Daniel Agiman, entra in società con Dino Coppola e Franco Baldrighi. La originaria E.S.C.I. diventa ESCI Modellistica s.n.c. locata in via Torino a Cernusco sul Naviglio (Milano).
All'epoca ESCI è solo un ufficio commerciale che gestisce ordini verso fornitori terzi come stampatori di materie plastiche, impacchettamento e spedizioni. I prodotti sono eterogenei e vengono forniti da aziende come Italaerei (più tardi Italeri), Otaki, LS e artigiani locali. La vera produzione inizia nel 1972 con il lancio di decal per la decorazione di modelli di aerei già esistenti. Ogni foglio di decal è corredato da istruzioni con 8 differenti profili di colori e la storia delle insegne.
L’iniziativa ha successo, con oltre un milione di copie vendute, e gli introiti permettono di creare kit di montaggio originali di motociclette in scala 1:9. Il primo è la BMW R75 con sidecar, seguita dalla Harley Davidson Model WLA e dalla Zündapp KS 750, i cui stampi sono costruiti, con la collaborazione di Italaerei, in base a prototipi realizzati dal grande modellista spagnolo Manuel Olive Sans. Seguono la Sd.Kfz. 2 Kleines Kettenkrad e la Volkswagen Kübelwagen. Si tratta di veri e propri piccoli capolavori, la cui grande qualità è dimostrata dalla loro permanenza in commercio dopo quasi mezzo secolo.
Il grande successo ottenuto spinge la società a intensificare la propria attività in questo settore, ma viene deciso di portare all’esterno dell’azienda l’intero processo produttivo. I kit di montaggio sono realizzati da fornitori e tecnici esterni che producono i disegni, i progetti, le copertine, i master, gli stampi in acciaio e lo stampaggio a iniezione, creando così un indotto che arriverà a contare fino a 150 persone.
Sempre restando nel settore delle scatole di montaggio in plastica, l’azienda si specializza negli aerei in scala 1:72, divenendo in breve il leader del settore. A questi si aggiunge la serie dei velivoli in scala 1:48, che parimenti incontra i favori dei modellisti. Uno degli articoli di maggior successo è la riproduzione del Panavia Tornado in scala 1:48, commercializzata alla fine del 1977 quando il prototipo del velivolo reale, fiore all’occhiello di tre paesi della NATO come Italia, Germania ed Inghilterra, non ha ancora volato. Il modello, pur essendo realizzato da una azienda artigiana lombarda e con una cura decisamente inferiore rispetto ad altri soggetti, diventa il best-seller della ditta.
La produzione a marchio ESCI si allarga poi a comprendere scatole di montaggio di motociclette, camion, vetture, treni, navi e figurini. La grafica delle confezioni è migliorata con le illustrazioni di Ezio Giglioli e anche il logo è modificato assumendo la forma quadrata che caratterizzerà in seguito i prodotti.
Vengono introdotti i kit di mezzi corazzati in scala 1:72, affidando la realizzazione degli stampi ad una società portoghese di proprietà del Sig. Simao (in seguito nota come Occidental Replicas), autrice di stampi anche per Airfix e Matchbox. Nel 1975 la ESCI cede alla Hasegawa la licenza per la produzione di questi kit, da destinare al mercato giapponese e all'esportazione verso gli USA.
Nel 1977 s’instaura un rapporto commerciale con la Polistil, la quale introdurrà sul mercato i modelli con il marchio Polistil/ESCI assieme ai fogli decal che l’azienda milanese continua a produrre.
La rete di collaborazioni internazionali si amplia rapidamente: nel 1978 la Revell Germany immette tutti i modelli ESCI ed Italaerei nel proprio catalogo. La ricerca di nuovi costruttori di stampi porta a stringere accordi con varie aziende tra cui la giapponese Suntak, facente parte della filiera produttiva di Fujimi ed Hasegawa.
L’espansione dell’azienda è tale da richiede una nuova e definitiva sede in Via Torino a Cernusco sul Naviglio, dove nei nuovi capannoni trovano posto gli uffici, la linea di assemblaggio dei kit ed il magazzino. In seguito verranno aperti una nuova sede in Corso Lodi ed un magazzino in Via Sangallo sempre a Milano.
Per la grafica delle confezioni, a Giglioli si alternano Tino Chitò, Pietro Mazzardi, Tiziano Gollini, l’architetto e pittore torinese Enzo Maio e il famoso illustratore aeronautico giapponese Rikyu Watanabe.
Nei primi anni ’80 cresce l’attenzione ai kit di automobili in scala 1:24 e camion in 1:32, che porta la ESCI ad intensificare i contatti con Polistil e Bburago. Viene introdotta anche la linea di navi “waterline” prodotte a partire dagli stampi realizzati dalla Casadio di Bologna. Si affiancano inoltre alcuni modelli di locomotive. Nel 1982 è siglato un accordo con la ERTL per includere nel proprio catalogo i prodotti ESCI destinati al mercato americano. Appaiono sul mercato scatole riportanti i marchi ESCI/Polistil. ESCI/ERTL, ESCI/Revell, ESCI/Scalecraft ed ESCI/Humbrol.
Di breve durata è un’incursione nel settore dei giocattoli, con una quindicina di modellini pressofusi di veicoli di personaggi della Walt Disney e dei Puffi: gli alti costi della licenza e i volumi delle vendite inferiori alle aspettative portano ad un rapido abbandono del settore diecast. Stampi e attrezzature ricompariranno sul mercato con il marchio Giochi Preziosi.
Nel 1984, ESCI introduce le riproduzioni in scala 1:12 dei cockpit di velivoli come l’F-104 e l’F-16. Nessun altro produttore si è mai cimentato in seguito su tali soggetti. Nel 1985 il catalogo distribuito da Ricordi di Milano comprende 350 kit, di cui 121 soggetti aeronautici (77 in scala 1:48 e 44 in scala 1:72) fra i quali, in esclusiva, i Tupolev Tu-22 e Tu-22M, il Mikoyan-Gurevich MiG-23 e il Mikoyan MiG-27.
Insieme alla sterminata serie di aerei estremamente dettagliati, ESCI produce anche veicoli in scala 1:24, fra cui la BMW M1, la Renault 5, le Lamborghini Miura e Countach, la Land Rover 109, le Mercedes Benz 190E, 450 SLC 5.0, 230 G Rally Parigi-Dakar, la Lancia Beta, le Ferrari 250 SWB e 512 BB, il Ford Transit e la Ford Escort MK II.
Le maggiori soddisfazioni provengono dalle esportazioni in oltre 40 paesi, con importanti quote di mercato in Francia, Germania e Stati Uniti e in nuove realtà come Sud Africa, Polonia e Russia.
Nella seconda metà degli anni' 80, tuttavia, la crisi del mercato si fa sentire, con la concorrenza oramai orientata all'utilizzo di sistemi Computer-aided design (CAD) e Computer-aided manufacturing (CAM) che permettono un dettaglio superiore impiegando meno maestranze. Contemporaneamente, l'avvento dei videogiochi distrae l'attenzione dei più giovani.
Lo sforzo economico per reagire alla crisi consiglia l'entrata di nuovi soci. Nel 1987, i tre soci fondatori cedono la maggioranza dell'azienda alla statunitense ERTL (parte della multinazionale Kidde & Co), che già fungeva da distributore per l'America e ha da poco inglobato la AMT (rilevandola dalla Lesney) e la MPC.
Nasce così la nuova ESCI-ERTL, sotto la storica presidenza di Fred Ertl. Pochi mesi dopo, però, la capogruppo Kidde & Co viene ceduta alla società pubblica inglese Hanson PLC, i cui manager sono assai poco interessati alla ESCI, avendo acquistato uno stabilimento produttivo in Messico a Tijuana (al confine con la California) dove intendono trasferire tutta la produzione del gruppo ERTL, ricalcando quanto sta al tempo realizzando la concorrente Mattel.
Si instaura così un braccio di ferro fra il nuovo Chief Executive Officer della ERTL Corporation George Volanakis (che giunge proprio dalla Mattel) e il presidente Fred Ertl, che intende invece sviluppare l’impresa. Coppola, nel frattempo nominato Amministratore Delegato, difende ovviamente l’autonomia produttiva della ESCI-ERTL, dando nuovo impulso alla serie aeronautica in scala 1:72.
Nel 1991 la situazione si fa insostenibile, e dopo il passaggio alla Italeri del responsabile della qualità Luigi Fasone, anche Dino Coppola lascia l'azienda insieme ad alcuni collaboratori e fonda CDC-Collector Armour Ltd, specializzata nella produzione di auto die-cast, veicoli corazzati e velivoli, attiva fino al 2001.
Per sostituire Coppola, viene nominato consigliere di amministrazione Ray Vernon, che si pone in aperto contrasto con la politica aziendale precedente, dando il via libera alla delocalizzazione della produzione in Messico. La ESCI-ERTL vive un pessimo momento finanziario, con perdite paragonabili al fatturato e con il settore delle vendite praticamente fermo. Il catalogo del 1991 viene ridimensionato a 290 articoli, con 97 velivoli (22 in scala 1:48 e 75 in scala 1:72).
La fama dei prodotti ESCI cala a picco, mentre la concorrenza giapponese si supera proponendo stampi creati con le moderne tecniche di costruzione CAD/CAM, completi di elementi in fotoincisione.
Nell’ottobre del 1992 la società muta denominazione in ERTL Italia srl. Le passività fiscali vengono trasferite alla Jacuzzi (azienda specializzata in vasche idromassaggio) anch’essa facente parte della Hanson PLC. A dicembre, la società viene liquidata, i dipendenti licenziati e la sede di Cernusco dismessa.
ERTL porta alcuni stampi negli Stati Uniti e li usa per produrre modelli commercializzati con il marchio AMT. Dopo la chiusura della sede storica di Dyersville la produzione ERTL viene trasferita in Messico a Tijuana e poi a Macao e in Cina. La politica commerciale, caratterizzata da una produzione prevalentemente di giocattoli, affossa ulteriormente il brand ESCI, togliendo dalla produzione gran parte dei suoi prodotti migliori.
Nel 1999 la Gieffeci di Milano distribuisce l’ultimo catalogo con il logo ESCI-ERTL. Nello stesso anno la Racing Champions acquista da US Industries la ERTL Corporation. Essa è principalmente interessata ai modelli pressofusi di giocattoli, così giunge ad un accordo con la Italeri, a cui affida tutti gli stampi di plastimodellismo di sua proprietà (ex-ESCI, ex-AMT), assicurandosi delle royalties nel caso di un loro utilizzo. L’Italeri riediterà molti modelli ESCI quali velivoli, mezzi corazzati in scala 1:72, automobili, locomotive e cockpit aeronautici.


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E un marchio che del precedente ha preso il testimone:

ITALERI


Capita abbastanza spesso che nell’arco degli anni uno stesso modellino o una stessa scatola di montaggio vengano proposti sul mercato con marchi diversi. Ciò generalmente avviene in virtù di accordi commerciali, oppure in seguito all’acquisizione degli stampi o del marchio da parte di un’altra azienda.
Tali incroci sono più frequenti di quanto si possa pensare. La Italeri, per esempio, in sessanta anni di attività intreccia legami diretti o indiretti con una ventina di aziende diverse: Airfix, AMT, Bburago, CIJ, ERTL, ESCI, Fujimi, Hasegawa, Monogram, MPC, Occidental Replicas, Odissey, Otaki, Polistil, Protar, Racing Champions, Revell, Scalecraft, Testors, solo per citare le più importanti. E oggi ha in catalogo molti kit commercializzati in passato da qualcuno di questi marchi.
Ricapitoliamo: la Italeri nasce nel 1962 dalla passione di Giuliano Malservisi e Gian Pietro Parmeggiani, due giovani che amano il modellismo, in particolare di aerei e veicoli militari, ma non trovano soddisfazione nelle scatole di montaggio dell’epoca. Forti di questa passione, decidono di farne la loro professione e fondano a Calderara di Reno un’azienda che chiamano Italstamp.
Dopo aver prodotto gli stampi per alcuni modelli di motociclette per la Protar di Tarquinio Provini, si uniscono all’ing. Gurioli e a Giorgio Radicchi per fondare la Aliplast, il cui primo modello, in scala 1:72, è il caccia italiano Fiat G55. Molto presto il marchio cambia in Italaerei. Il logo, due strisce rosse e verdi con un aereo stilizzato, identifica il forte legame con il mondo aeronautico.
Agli inizi degli anni '70 viene stretto un accordo con la ESCI per realizzare una serie di stupende riproduzioni in scala 1:9 di motociclette, in base a prototipi realizzati dal grande modellista spagnolo Manuel Olive Sans. La collaborazione va oltre la semplice fornitura, infatti la ESCI si impegna a promuovere commercialmente i prodotti Italaerei e fornire consulenze. Nel 1973, Italaerei ed ESCI organizzano il primo catalogo modellistico congiunto, che comprende i kit in scala 1:9 della BMW Sahara Elephant, la Harley Davidson WLA-45, la Zundapp KS-750, la Triumph 3-HW e la NSU Kettenkrad, nonché la Volkswagen Kubelwagen, tutti prodotti a Calderara.
Specializzata nella riproduzione di soggetti italiani, l’Italaerei si fa un nome commercializzando i kit dei principali aeroplani della Regia Aeronautica usati durante la seconda guerra mondiale, ai quali si aggiungono quelli di natanti militari in scala 1:35, fra cui il MAS della Regia Marina e i mezzi d’assalto tipo Barchino e "Maiale".
Successivamente viene introdotta una fortunata linea di veicoli militari in scala 1:35, fra cui tutti i più famosi carri armati della seconda guerra mondiale e alcuni mezzi blindati sui generis come il Ferdinand Tiger, nonché i più moderni Leopard. Ad essi si affiancano varie serie di figurini nella stessa scala, che spazia dai Rangers americani del D-Day alla fanteria di marina e ai carristi sovietici della seconda guerra mondiale.
Nel 1975 il marchio Italaerei viene contratto in Italeri, più facile da pronunciare (non solo nella lingua italiana). Intanto prosegue il rapporto commerciale con la ESCI, soprattutto a livello di stampaggio, e nel 1978 arriva a coinvolgere la Revell Germany, all’epoca in fase di piena espansione nel settore modellistico. Grazie ad un accordo con il vice direttore Kurt Haubrok, il catalogo Revell include tutti i prodotti ESCI ed Italeri.
Presto, però, i successi commerciali incrinano i rapporti tra le due società e il rapporto fra ESCI e Italeri si interrompe. La Italeri ingaggia come consulente commerciale l’austriaco Nikolaus Pfusterschmid, mentre la ESCI continua la sua collaborazione con la Revell, che di lì a poco viene ceduta alla società transalpina CIJ (Compagnie Industrielle du Jouet) e successivamente alla Odissey Partners, che la riunisce all’americana Monogram.
ESCI e Italeri si ritroveranno alla fine degli anni ’90, quando al termine di varie peripezie, la Racing Champions acquista da US Industries la ERTL Corporation. Quest’ultima detiene fin dal 1987 la ESCI, la Amt e la MPC, ma la Racing Champions è principalmente interessata ai giocattoli e ai modelli pressofusi, per cui cede alla Italeri tutti gli stampi di plastimodellismo di sua proprietà, assicurandosi delle royalties nel caso di un loro utilizzo.
Nel frattempo, la Italeri ha acquisito la Protar, per cui nel suo impressionante assortimento di scatole di montaggio - i cui soggetti vanno dagli aerei ai soldatini e figurini storici (in scala 1:72 e 1:35), alle locomotive in scala 1:87, ai mezzi militari (in scala 1:72 e 1:35), alle automobili (in scale che vanno dalla 1:32 all’1:12), agli autocarri in scala 24 e alle motociclette - è facile riscontrare parecchi kit di altra provenienza, quali le locomotive e la Mercedes Gullwing ex Revell, molte riproduzioni di veicoli, figurini e mezzi blindati già proposti negli anni ‘70 e ‘80 dalla ESCI (incluse le già citate motociclette in scala 1:9 made in Manuel Olive Sans), nonché motociclette e automobili ex Protar, fra cui le favolose Fiat 806 Grand Prix e Mefistofele in scala 1:12 (però con carrozzeria in plastica).
Italeri ha comunque un ampio catalogo di realizzazioni uniche nel panorama modellistico mondiale, avendo riprodotto i più famosi aerei italiani della seconda guerra mondiale, dai piccoli caccia biplani Fiat CR-42 ai trimotori da carico e da bombardamento Savoia Marchetti SM 82, e il celebre Savoia Marchetti SM-79, più noto con il soprannome di “gobbo maledetto”. Non mancano alcuni dei più caratteristici mezzi militari dell'Esercito Italiano impiegati nella seconda guerra mondiale, come le autoblindo della serie AB, tra cui l'originale versione ferroviaria, il piccolo carro armato L6 o il raro, per via della scarsa diffusione, carro pesante P40.
Apprezzabile anche la serie di motosiluranti in scala 1:35, composta dalla PT-596 americana, l’imponente Schnellboot S-100 della Kriegsmarine tedesca e la Vosper britannica. Originale anche la serie dei mezzi d’assalto, con la presenza del tedesco “Biber”. La vasta gamma di modelli di truck, semirimorchi e trailer in scala 1:24, che costituisce un punto di riferimento per gli appassionati del settore, continua progressivamente ad allargarsi con l'introduzione di modelli come l'Iveco Stralis e la linea dedicata "Show Truck" di veicoli caratterizzati da livree originali ed accattivanti.
Un accordo con la tedesca Herpa porta anche alla commercializzazione di una serie di autocarri diecast in scala 1:87.
Gli ultimi anni hanno visto l'uscita di modelli unici ed esclusivi nel panorama modellistico internazionale. Italeri ha presentato infatti, alla fine del 2013, il "supermodello" del celebre caccia supersonico F-104 Starfighter in scala 1:32 caratterizzato da un elevato livello di dettaglio e fedeltà costruttiva. Successivamente la gamma dei modelli in scala 1:32 si è allargata con l’F-104C e il Mirage IIIC.
Di recente, Italeri ha introdotto, per alcuni kit connotati da una certa originalità e ricercatezza, il P.R.M. (Photografic Reference Manual) con il quale si descrive, con una buona accuratezza storico-modellistica, il velivolo o la nave da riprodurre in scala. Il primo kit ad essere corredato del P.R.M. è stata la motosilurante PT della marina americana.
Interessanti sono anche i progetti di collaborazione avviati con il mondo della scuola, per la sensibilizzazione e la diffusione della cultura del modellismo, e con World of Tanks, il più famoso “game on line” dedicato ai carri armati, in modo da avvicinare il mondo dei videogiochi a quello del modellismo in scala.


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MessaggioInviato: mercoledì 7 aprile 2021, 23:23 
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E poi un piccolo marchio che ha fatto poche cose ma simpatiche:

ZISS

Le prime aziende a cimentarsi sistematicamente nella riproduzione di auto d’epoca die cast in scala 1:43 sono le francesi Rami (1959) e Minialuxe (1960), nonché le italiane Dugu (1961) e Rio (1962).
Quasi contemporaneamente, all’inizio degli anni ’60, compaiono dei modellini “Made in Western-Germany” di vetture degli anni ’30, che sulla confezione recano la scritta Mini-Auto, accompagnata di volta in volta ai marchi R.W. Modell, Wittek Modell o, più tardi, Ziss Modell.
La fabbrica ha sede a Lintorf, una località tedesca a nord di Düsseldorf, lungo il corso del Reno, e a fondarla è Erich Wittek, il quale probabilmente associa (o ingloba) un altro produttore dal quale deriva il marchio R.W. e commercializza inizialmente i modellini con il nome Mini-Auto per poi passare, verso la metà degli annoi ’70, semplicemente a Ziss.
Accanto a qualche Gama e ai Cursor prodotti per il museo Mercedes-Benz di Stoccarda, gli Ziss restano a lungo gli unici modellini tedeschi di auto d’epoca.
La produzione comprende sia vetture sia autocarri, offerti in tre o quattro diverse colorazioni. I primi modelli marcati Wittek oppure R.W. comprendono la Hanomag "Kommisbrot" del 1920 in versione coperta o scoperta (entrambe con cofano motore posteriore apribile e riproduzione del motore), la Mercedes Kettenwagen del 1905 in versione turismo e Grand Prix, la BMW Dixi e la Fiat 508S Balilla coupé.
Successivamente, già con marchio Ziss, appaiono le varie Adler (in versione aperta e limousine), Mercedes-Simplex, Audi Alpensieger, Opel, N.A.G. e Ford Model T, nonché due molto massicci autocarri Henschel e MAN degli anni ‘20. Rispetto agli R.W. questi modellini appaiono più rustici, con ruote di plastica alquanto grezze.
Tra gli R. W. Modell compaiono anche una Jeep Willys e alcune riproduzioni di veicoli contemporanei, come i furgoni Ford Transit, Hanomag e Volkswagen ed una imponente Mercedes-Benz 600 Pullman. Tra gli Ziss ci sono invece una Opel Rekord II del 1972 con sportelli anteriori apribili e una più o meno coeva Opel Commodore. Si parla anche di una Opel Manta.
Diversi modelli Ziss vengono offerti in livree promozionali: la Jeep per la birreria Wicküler è corredata di figurini in costume con boccali di birra; il Ford Transit reca sulle fiancate il logo Funny Frisch mentre gli autocarri/autocisterna MAN ed Henschel sono declinati in livrea British Petroleum, Aral Oil, Wicküler e Schenker.
Sempre al novero dei promozionali appartengono gli escavatori O&K e P&H, i trattori agricoli Fiat 550 e Deutz Series 06 e il carrello elevatore Clark C-500 in scala 1:24.
Secondo la maggior parte delle fonti la produzione Ziss cessa nel 1978. Ma negli anni ’80 diversi modellini vengono rieditati e commercializzati con il marchio Euro-Modell.


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MessaggioInviato: giovedì 8 aprile 2021, 11:01 
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Due marchi per gli amanti dell'1:87: ROCO MINITANKS

I pochi fortunati che negli anni Trenta possedevano un plastico ferroviario 0 gauge, cioè a scartamento di 32 mm, potevano corredarlo con gli automodelli in scala 1/43 nati a tale scopo, come i famosi Dinky Toys, oppure con gli analoghi prodotti delle ditte americane A.C. Williams, Arcade, Tootsietoy, della tedesca Marklin, o delle francesi A.R. e C.D.
Quando invece, nel secondo dopoguerra, si afferma lo scartamento 16,5 mm - detto H0 (dall’inglese half zero) perché è la metà dello 0 gauge, e quindi in scala 1:87 - il problema è più grave, perché in giro ci sono solo gli automodelli pressofusi Tootsietoy in scala 1:70 e pochissimo altro, fra cui i Mercury della serie 1:90. Arrivano poi i Matchbox, ma sono incostanti nella scala, mentre gli Schuco Piccolo più che dei modelli sembrano delle caricature.
Meno male che c’è la Viking, che dal 1948 comincia a sfornare una serie di vetture e di autocarri di plastica in scala 1:100. Sono un po’ troppo piccoli, ma dal 1952 adottano la scala 1:90, più vicina all'H0. Verranno poi tutti gli altri, a partire da Norev, Anguplas, Eko, etc.
Nel 1962 fa ingresso nel mondo dell'H0 una Casa austriaca: la Roco fondata nel 1960 dall'ingegner Heinz Rössler. La sua produzione comprende una serie di modelli militari denominati Minitanks e riguarda all’inizio carri armati, autoblindo e automezzi della seconda guerra mondiale, allargandosi successivamente a soggetti alleati e russi più recenti.
Si tratta di modellini in plastica di colore verde oliva scuro, montati a incastro, talora un po' fragili a causa di numerosi pezzi riportati, fedeli nell'estetica e, inizialmente, venduti a prezzi modesti. Si prestano bene anche per giocare alla guerra.
I Minitanks ottengono un grande successo soprattutto con l'esportazione negli Stati Uniti. Nei decenni successivi la loro qualità migliora tantissimo, ma di pari passo i prezzi salgono, e non di poco, e ciò ne limita la diffusione. Accanto a questi, a partire dal 1980, la Roco, che nel frattempo ha comprato la Rowa e avviato la produzione di raffinatissimi treni elettrici in H0, sforna una serie di veicoli civili.
Lasciando ad altre affermate Case le autovetture, l’azienda austriaca si orienta sui fuoristrada (sfruttando così gli stampi delle versioni militari) e gli autocarri pesanti. Ricchi di dettagli anche se un po' fragili, sono i primi modelli H0 ad essere dotati di sterzo funzionante.
Dopo una crisi che ha investito quasi tutte le grandi aziende del settore del modellismo ferroviario, il 15 luglio 2005 la Roco dichiara fallimento. Dal 25 luglio, con una nuova proprietà, l'azienda riprende la produzione come Modelleisenbahn GmbH, ma continuando ad utilizzare il marchio e il logo originari Roco. Il 1º ottobre 2007 la distribuzione della serie di prodotti Minitanks viene ceduta al costruttore tedesco di automodelli Herpa.


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ROSKOPF

La Roskopf Miniaturmodelle viene fondata nel 1955 a Berlino da Marcel Roskopf e adotta come logo un triangolo con inserite le lettere RMM. I primi prodotti sono dei modellini in plastica in scala 1:87 di carri agricoli trainati da cavalli.
Successivamente, tali articoli vengono ceduti alla Preiser (che li manterrà molto a lungo nel suo catalogo) e la Roskopf si dedica alla produzione di veicoli militari in plastica in scala 1:100. Queste accurate riproduzioni riscuotono un discreto successo commerciale, tanto da costringere la ditta a trasferirsi nel 1958 in più ampi locali siti a Traunreut.
La gamma cresce progressivamente, e nel 1974 c’è un nuovo trasloco, stavolta in uno stabilimento appositamente realizzato a Traunstein. Due anni dopo, Marcel Roskopf rimane vittima di un grave incidente, per cui affida buona parte dei suoi compiti manageriali alla moglie.
L’attività della ditta comunque prosegue e nel 1982 viene introdotta una serie di riproduzioni in scala 1:87, sempre realizzate interamente in materia plastica, di moderni autocarri tedeschi e francesi, ai quali fanno seguito altri modelli di mezzi industriali e commerciali degli anni ’20 e ’30.
Nel 1990, la Roskopf viene rilevata dalla tedesca Sieper Werke (Siku) che ha già acquisito anche la Wiking. A quanto sembra, Marcel Roskopf (poi deceduto nel giugno 2002) si accorda affinché i suoi modellini siano stabilmente inseriti nel catalogo Wiking, accamto a quelli creati da Karl Friederich Pelzer. Viceversa, poco dopo, l’intera gamma dei mezzi militari va fuori produzione, e via via anche gli altri Roskopf scompaiono dal catalogo.
Nel 2002, ricompare, unico e solo, il trattore Hanomag del 1928, ora marcato Wiking..


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MessaggioInviato: sabato 10 aprile 2021, 18:34 
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Un grande marchio del plastimodellismo:

MONOGRAM

La Monogram viene fondata a Chicago nel 1945, come produttrice di modelli in legno di balsa di navi e aerei, da due ex dipendenti della Comets kits, Jack Besser e Bob Reder. I primi ad essere realizzati sono i kit delle navi da guerra Missouri e Shangri-La, nonché alcuni velivoli dotati di fusoliera prefabbricata in balsa e qualche particolare in plastica, che possono volare grazie ad un sistema di propulsione ad elastico.
In risposta ai primi kit in plastica immessi sul mercato dalla californiana Revell nel 1953, Monogram lancia nello stesso anno i suoi "All Plastic" e "Plastikits" in acetato di vinile, che oltre ad un “idroplano” comprendono due modelli di automobili: una Ford Model A in versione hot rod e una Midget Racer. Ad esse segue poco dopo una vettura stile Indianapolis.
All’epoca, altri produttori come AMT e Jo-Han, si limitano a realizzare modellini promozionali di auto, forniti già montati, e solo a partire dagli ultimi anni ’50 si lanceranno nel settore dei kit in plastica.
Al pari di Revell, Monogram focalizza viceversa l’attenzione sulle scatole di montaggio, introducendo una sempre più vasta serie di modelli, specialmente di vetture da corsa e hot rod. Nel 1959 viene commercializzata la scatola di montaggio della Ford Deuce 5 porte, che ottiene un grande successo.
Nel 1962 un grosso salto di qualità è rappresentato dall’introduzione del kit in scala 1:8 di una Ford T del 1924, corredato da un libretto di istruzioni di 24 pagine. Il kit può essere personalizzato con apposite decal e dotato di motore elettrico a batteria. La tendenza a mettere in commercio modelli di grandi dimensioni verrà istituzionalizzata negli anni '70 con lo slogan Make it large. Eclatante, sotto questo profilo, è la riproduzione in scala 1:8 della Chevrolet Corvette del 1975, che una volta montata risulta lunga quasi 60 cm.
Dopo la serie dei kit di auto americane in scala 1:20, il rapporto di riproduzione più usato diventa l’1:24. Lasciando a Revell la riproduzione di vetture da corsa europee, Monogram si concentra sulle americanissime stock car e sugli hot rod, dragster e custom, questi ultimi disegnati con molta inventiva da Tom Daniel. I veicoli più famosi sono il "Son of Ford", il "Boss 'A' Bone", lo "Street Fighter", il "Mongoose" funny car e il suo rivale "Snake".
Dopo l’acquisizione della Monogram da parte della Mattel, avvenuta nel 1968, molti modelli creati da Daniel, come Ice-T, Red Baron, Paddy Wagon, S'cool Bus, Sand Crab e Trantula vengono rieditati come die cast nella linea Hot Wheels. I modelli di veicoli di fantasia diventano una caratteristica della Monogram, che ne realizza di veramente curiosi, come il semicingolato Rommel’s Rod con tanto di scheletri a bordo.
Mentre molte aziende di plastimodellismo come AMT, MPC e IPC rimangono focalizzate sui modelli di automobili, Monogram e Revell allargano il proprio orizzonte ad aerei, navi e mezzi militari. Il catalogo Monogram arriva a comprendere più di 150 modelli di velivoli (soprattutto militari) statunitensi, britannici, tedeschi e giapponesi in scala 1:72 e 1:48. Per battere la concorrenza della arcirivale Revell, Monogram aggiunge ai propri aerei delle caratteristiche funzionali come il sedile eiettabile con azionamento a molla dell’F-105 Thunderchief o la bomba atomica tattica sotto le ali dell’RB-66A con torretta delle mitragliatrici mobile.
Riguardo ai kit di veicoli, Monogram introduce negli anni ’70 una serie dedicata alle vetture d’epoca, denominata Early Iron, comprendente fra le altre la Rolls-Royce Phantom II del 1931, la Cadillac V16 del 1932, la Lincoln Continental del 1941, la Duesenberg SJ del 1934, la Mercedes 540K del 1939, la Cord 812 del 1937 e diverse versioni della Ford A. Questi kit verranno rieditati negli anni ’90 nella serie Selected Subjects Program (SSP).
Nel 1977, Monogram rileva stampi e attrezzature della storica ditta Aurora, ereditando in tal modo anche quelli appartenuti alla Best Product e alla Advance Molding Company. In questo periodo, tuttavia, il settore del plastimodellimo va in crisi, e la Mattell decide di sbarazzarsi delle aziende non direttamente incentrate sul mercato dei giocattoli.
Nel 1986 Mattel vende la Monogram alla Odyssey Partners di New York, che nello stesso anno rileva anche la Revell. Le due ex grandi concorrenti vengono fuse e la nuova, unica sede fissata a Northbrook, nell’Illinois.
Negli anni ’90 viene ceduta alla tedesca Herpa la linea di modellini in plastica in scala 1:87 Mini Exact, mentre i kit in scala 1:24 si arricchiscono di dettagliate riproduzioni di spettacolari autocarri come il Kenworth W900 (con il semirimorchio misura oltre 80 cm di lunghezza) e molte nuove auto americane ed europee quali la Portiac GTO, la Lotus Esprit 300, la Mustang Cobra Indy Pace Car, la Mustang GT 350, la Mercedes 300 SLR ecc. Allo stesso tempo, però, si rivela un fallimento la proposta di un videogioco in CD-Rom, per la cui messa a punto vengono investiti quattro milioni di dollari. In due anni se ne vendono solo 50.000 esemplari.
Nel 1994, la Revell-Monogram viene acquisita dalla Hallmark Cards del gruppo Binney and Smith (proprietario delle famose matite Crayola). Il nuovo management razionalizza la produzione riducendo l’assortimento dei due marchi. Nel maggio 2007, il grande costruttore di aerei radiocomandati Hobbico annuncia l'acquisizione della Revell-Monogram. Poco dopo, il marchio Monogram viene soppresso e sulle scatole di montaggio resta solo il marchio Revell.


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MessaggioInviato: domenica 11 aprile 2021, 21:54 
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Un marchio famoso soprattutto per i suoi promozionali:

JO-HAN

Valente modellista. John Haenle realizza il suo primo aereo in miniatura all’età di 8 anni. Più tardi, durante la seconda guerra mondiale, i suoi modellini, come moltissimi altri fabbricati appositamente, verranno utilizzati per l’addestramento dei mitraglieri. E’ infatti importantissimo che i serventi sappiano riconoscere con estrema rapidità se l’aereo che si avvicina è amico o nemico, ma pochi conoscono questa relazione fra guerra e modellismo.
Nel 1954, a Detroit, Heanle dà vita ad una piccola azienda, chiamata inizialmente Ideal Models, che produce modellini di aerei e articoli promozionali realizzati con l’acetato di cellulosa. Uno di questi è un modello dimostrativo della nuova trasmissione automatica Dynaflow della Chrysler, che gli consente di introdursi nel nascente settore dell’automotive.
Nei primi anni ’50, infatti, le grandi case automobilistiche hanno capito che “the little ones sell the big ones”, ovvero che l’offerta di modellini serve a incrementare le vendite di automobili. AMT e Jo-Han sono le prime aziende alle quali vengono commissionate riproduzioni promozionali di vetture reali da regalare ai bambini in modo di attirare le loro famiglie nelle concessionarie.
Heanle firma contratti con la Chrysler e la General Motors e per evitare confusione con la già esistente Ideal Toy la sua azienda cambia nome in Jo-Han (dalle sillabe iniziali del suo nome e cognome). Vedono così la luce le riproduzioni della Pontiac Star Chief, della De Soto e della Plymouth del 1955, seguite da alcune Chrysler, dalla Studebaker Lark e in seguito da diversi modelli di altre marche, in diretta concorrenza con quelli prodotti dalla AMT e poi dalla MPC.
I promozionali sono all’inizio modellini già montati, qualcuno anche provvisto di motore a frizione, realizzati in scala 1:25. Solo verso la fine degli anni ’50 cominciano a diventare popolari le scatole di montaggio, composte da pochi componenti di facile assemblaggio, conosciute come “annuali” perché rappresentano i nuovi modelli di automobili presentati ogni anno dalle case costruttrici. Il mercato dei promozionali si espande rapidamente, passando da un volume di 6 milioni di dollari nel 1956 ad oltre 150 milioni nel 1962, ed oltre a Jo-Han e AMT vede l’ingresso di Revell, Monogram, Lindberg e altre aziende minori.
A differenza di altri produttori, Jo-Han si converte all’uso del polistirene solo nel 1964, con i suoi “snap-kit” assemblabili molto rapidamente. Sebbene piuttosto semplici, i suoi promozionali sono provvisti di interni dettagliati (cruscotti inclusi) e forniti negli stessi colori delle auto vere. Il più grande successo è la riproduzione della Chrysler Turbine Car, vettura sperimentale a turbina realizzata nel 1963: il kit prevede ruote sterzanti, sedili reclinabili, cofano e portiere apribili.
Negli anni ’60 e ‘70, Jo-Han sforna diecine di modelli di vetture, fra cui la compatta Oldsmobile Cutlass F-85, le Ford Maverick e Gran Torino, le American Motors Rambler station wagon modello 1959 e 1960. Altre riproduzioni di auto American Motors, come la Marlin in versione fastback, vengono realizzate in scala 1:24.
Un caso curioso è rappresentato dalla Ambassador del 1968 in versione convertibile, un modello mai entrato in produzione perché la American Motors decide nel 1967 di cessare la costruzione di vetture scoperte. Il modellino è uno dei pochi Jo-Han degli anni ’60 commercializzato solo in forma di kit.
Il successo dei modelli promozionali diminuisce radicalmente a partire dai primi anni ’70. Le case automobilistiche cessano di investire in questo settore e le aziende di plastimodellismo sono costrette a puntare esclusivamente sulle scatole di montaggio da commercializzare nei negozi specializzati. L’ultimo promozionale realizzato dalla Jo-Han è la Cadillac Coupe de Ville del 1979.
Il rapido declino dei promozionali coglie di sorpresa la Jo-han, che tenta di reagire riproponendo diversi promozionali degli anni ’50 e ’60 in forma di kit, con l’aggiunta di alcuni dettagli, nella serie "U.S.A. Oldies" e lanciando nuove linee di scatole di montaggio dedicate alle auto delle gare Nascar e alle vetture d’epoca.
Mancano però i capitali per approntare nuovi stampi e d’altra parte il mercato dei kit è saldamente presidiato da marchi affermati come Revell, Monogram e AMT, per cui vengono realizzate solo la Cadillac V16 del 1931 in versione Town Brougham, Phaeton e Cabriolet, nonché la Mercedes-Benz 540K del 1934 in versione roadster e limousine.
Per commercializzare le riedizioni dei suoi vecchi modelli, Jo-Han lancia il marchio X-El Products, ma anche questa iniziativa riscuote scarso successo. Nel 1991, l’azienda, che versa in profonda crisi, viene rilevata dalla Seville Enterprises, specializzata nella produzione di component in materiale plastico per l’industria automobilistica.
Sotto il nuovo management procede la commercializzazione, soprattutto per posta, dei vecchi kit Jo-Han. Il tentativo di produrre un modello promozionale della Cadillac Seville STS del 1992 non avrà seguito. Nel 2000 c’è un nuovo passaggio di proprietà, alla Mr. Okey Spaulding, un produttore di articoli in resina di Covington, nel Kentucky. Viene creata una nuova società chiamata JoHan Models (senza il trattino) che si limita a riproporre sul Web alcuni kit come la Plymouth del 1956, la Rambler station wagon del 1959 e qualche altra Pontiac e Oldsmobile degli anni ’50.


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La Monogramm cavallo di battaglia di molti modellisti,compreso il, sottoscrito.
Ho alcuni Monogramm datati almeno di una 30ina di anni molto ben conservati
sono quei modelli che ti affezioni e non daresti via per tutti l'oro del mondo.
Restano con me fino alla Fine...poi chi rimane farà quel che vorrà.....
Avevo pure delle moto della ESCI..tipo quella BMW con sidecar della African Corps
e la Harley esercito Americano queste regalate..Ma vedo che Italeri le ha messe
in catalogo .Chissà un ritorno di fiamma c'è già stato con la Triumph.....


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 Oggetto del messaggio: Re: MUSEOGIOCANDO - Auto
MessaggioInviato: lunedì 12 aprile 2021, 21:24 
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Stampi di 45 anni fa ma è' ancora un capolavoro!


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