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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: sabato 21 marzo 2020, 14:54 
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Direi proprio che fosse quella!


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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: lunedì 29 giugno 2020, 21:41 
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Surgeat plasticum ab ceneris suis (mi correggeranno ...).
Coi ricordi di latino delle medie, scherzosamente, una notizia vera.

Abbiamo iniziato in questi giorni le prime prove del nuovo ACEI di Klausen21, sistema che supera i problemi del precedente COP402N, guastatosi e non più reperibile come ricambio.
Nell'occasione è stato cambiato anche il protocollo di comunicazione, rendendolo più robusto ed affidabile.

Quindi, ora, abbiamo ripreso a funzionare col PC collegato che localizza i treni in zona nascosta.

Abbiamo ancora qualche riparazione minore da fare, ma questo grosso è fatto.

L' obbiettivo è di poterlo ancora mostrare completamente funzionante.


Stefano Minghetti


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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: lunedì 15 marzo 2021, 0:16 
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Come premessa allo scritto del mio prossimo intervento, riporto quanto scrissi, 25enne, assieme all' amico Piero nel 1982 :

"UN GIORNO A CHIUSA AL TEMPO DEL VAPORE
BOLLETTINO Ottobre 1982
GMBS Gruppo Modellismo Battaglie in Scala - Faenza

Nato "per far circolare i modelli nel loro ambiente naturale", il plastico si è quasi immediatamente trasformato in una libera interpretazione della realtà.
Così, diventando questo l' obbiettivo del plastico, l' argomento che ne condizionava l' impostazione o addiritura l' esistenza era lo spazio disponibile.
Successivamente coloro che si accingevano a costruire un plastico hanno visto moltiplicarsi i dubbi e le incertezze : si verificava, cioè, un rallentamento di ritmo nella ideazione di nuovi plastici a causa della grande divergenza di impostazione frà questi ed i treni su essi circolanti. Infatti, i modelli di rotabili, nati come riproduzione universale di una certa macchina o rotabile, sono stati perfezionati fino a che ciò ha richiesto una ben precisa collocazione storica e non mancano esempi di modelli costruiti secondo i piani originali, con lo stesso materiale del reale e con la consulenza dei ferrovieri che lo avevano usato.
Ci si è quindi trovati ad avere addiritura dei convogli aventi tutti i particolari inerenti ad una data e ad un certo treno che circolano in un plastico che è invece la materializzazione dell' idea di ferrovia che il costruttore dell' impianto si è fatta. Per colmare questa divergenza si è cercato di agire sui singoli elementi del plastico, ma anche arrivando ad avere un impianto con ponti, edifici ed anche accessori riprodotti perfettamente, magari su fotografie di manufatti reali, si constatava che mancava ugualmente qualcosa, indipendentemente dal grado di rifinitura o dalle capacità modellistiche.
La differenza è che i plastici tradizionali sono paragonabili ad un modello di un rotabile che sia costruito con notevole dettaglio di particolari, ma che riproduca una macchina o un carro inventati dal modellista. Ciò che manca a questo tipo di realizzazione è il sottofondo di documentazione, che va ben oltre un semplice lavoro di copiatura della macchina o dell' impianto originale. Esso ha infatti il compito di far scaturire dal modello la stessa problematica del reale cui contrapporre soluzioni riprodotte con lo stesso criterio.
Per ottenere ciò bisogna fare in modo che le esigenze tecniche legate al funzionamento degli impianti e dei treni , che per forza di cose vengono ridotti di dimensioni, non debbano trasparire o addiritura mescolarsi con gli aspetti riprodotti del soggetto reale. Un esempio varrà a chiarire il concetto.
Nella realtà sarebbe impensabile percorrere il ramo deviato di uno scambio ordinario ad una velocità superiore a 30 km/h, perchè questo porterebbe sicuramente ad un deragliamento, mentre si nota normalmente nei plastici l' inserzione di deviate sui binari di corsa che vengono puntualmente percorsi a tutta velocità avvalendosi del fatto che anche in piena linea esistono curve di raggio uguale alla "deviata", ovvero giustificando un errore con un altro errore.
Per evitare queste incongruenze è necessario progettare gli impianti dopo aver osservato quelli veri inseriti nel loro contesto e relativi allo stesso tipo di traffico che si intende riprodurre. Accettando questo, però, ci troviamo in condizione di poter introdurre un' innovazione di portata tale da rivoluzionare il modo di concepire i plastici. Infatti, se anzichè ispirarci in modo più ortodosso alla realtà, la riproduciamo con la stessa esattezza che vediamo nei modelli di rotabili, avremo, oltre a una maggiore coerenza con questi ultimi, un campo tutto nuovo di studio della realtà e di applicazione delle tecniche modellistiche.
Il diorama ha forse anticipato la parte puramente modellistica di questa particolare concezione di plastico, ma non avendo il traffico tralascia la parte fondamentale della realtà da riprodurre.
E' dopo aver fatto queste considerazioni che, come Sezione Fermodellismo del GMBS, abbiamo intrapreso lo studio di un plastico riproducente la stazione di Chiusa secondo questi criteri.
Immaginiamo di delimitare, nella realtà della stazione di Chiusa, un rettangolo comprendente la parte principale dell' impianto a scartamento ridotto, un tratto del fascio di binari della linea Bolzano-Brennero ed il fabbricato viaggiatori : questo sarà il "francobollo" che riprodurremo.
Perchè abbiamo scelto quest' area di circa due ettari su tutti i kmq di ferrovie italiane ? E' quì che abbiamo concentrate molte caratteristiche significative dell' esercizio ferroviario, come l' inserimento in una linea di una certa importanza e quindi la presenza di macchine significative, l' assenza di agglomerati urbani che avrebbero richiesto molto tempo per la realizzazione, la semplicità dell' impianto che permette il funzionamento con una sola persona, la lunghezza limitata dei binari a scartamento ordinario, la presenza della stazione terminale della ferrovia della Val Gardena a scartamento ridotto ed altri di minore importanza.
I motivi della scelta del periodo storico sono che, dai giorni nostri fino al 1962 circa, quando la linea del Brennero è stata elettrificata in continua, l' impianto a scartamento ridotto aveva già cessato di funzionare, perdendo così uno dei motivi principali della scelta di questi luoghi, mentre prima del 1962 la linea principale era elettrificata in trifase e la sua riproduzione avrebbe comportato l' acquisto di macchine del costo di 400-500.000 lire che, acquistate in numero sufficiente a garantire l' esercizio, avrebbero comportato una spesa eccessiva, per non tacere delle difficoltà che sarebbero sorte nella realizzazione della linea aerea di tipo trifase.
Siccome l' obbiettivo è quello di far rivivere una giornata collocata in un certo periodo storico alla stazione di Chiusa, il punto essenziale della realizzazione è la presenza del traffico ferroviario che deve svolgersi secondo l' orario ferroviario dell' epoca. Ciò comporta che i treni possano transitare liberamente in stazione per poi uscire dal tratto in vista.
Sempre nell' intendimento di riprodurre la realtà con le stesse prerogative, abbiamo interposto fra tratto in scala e punto di uscita del plastico gli stessi scambi presenti nella realtà, con l' eccezione della riduzione della lunghezza per poter rientrare nello spazio di cui disponiamo. La regola di questa riduzione vuole essere coerente con una certa armonia d' insieme ed una prospettiva dinamica che prenda come punto di osservazione il fabbricato viaggiatori.
Essa si basa sulla compressione dello spazio all' esterno della zona in scala H0, compressione che è tanto maggiore quanto più ci si allontana dal fabbricato viaggiatori per poi avvicinarsi asintoticamente ad un massimo di 1/10. Questo fatto ci permette di introdurre il concetto di velocità virtuale. Infatti, se con questo criterio avessimo riprodotto anche la tratta fra due stazioni successive, avremmo avuto un tempo di percorrenza di 1/10 di quello reale con una velocità virtuale pari a 10 volte quella d' orario. Per ristabilire le guste percorrenze abbiamo quindi ridotto il tempo nello stesso rapporto dello spazio, in modo da non dover variare la velocità effettiva dei convogli. Conseguenza di ciò è la presenza della parte iniziale della galleria a sud, che altrimenti sarebbe stata circa 5 metri oltre il bordo del plastico, e soprattutto lo svolgersi della giornata in sole 2 ore e 24 minuti.
Naturalmente, coi soli binari di stazione e tratti adiacenti, non ci sarebbe modo di vedere transitare tutti i convogli che si vedono nella realtà, con le differenze di composizione che si potevano riscontrare.
L' artificio che ci ha permesso di riprodurre il traffico con gli orari è un percorso "sotterraneo" di binari, che ha la funzionalità di immagazzinare e di instradare i treni in esso contenuti nelle direzioni opportune.
Questo insieme di binari e scambi con i relativi raccordi alla parte in vista, da noi chiamato "cintura", funziona elettronicamente tramite circuiti di binario, e la parte che comanda tutto questo e che provvede al rispetto degli orari è costituita da una unità computerizzata.
L' impiego dell' elettronica, però, è stata una nostra scelta funzionale perchè, avendo modo di piazzare la "cintura" in luogo visibile solo ad un secondo manovratore, egli ne potrebbe controllare il traffico manualmente a vista col solo ausilio di sezionamenti, pulsanti ed interruttori.
Il plastico è uno studio, cioè l' applicazione pratica di varie idee e teorie, e come tale è suscettibile di migliorie col progredire delle tecnologie e con l' acquisizione di notizie storiche sempre più precise. Malgrado ciò ci siamo visti costretti ad alcuni compromessi, dati dal fatto che il plastico è staccato dalla realtà circostante.
Abbiamo deciso di presentare il plastico anche se non è ultimato perchè riteniamo che mostri ugualmente i concetti su cui è basato e che possa essere lo spunto per interessanti scambi di vedute sul concetto di plastico e sull' interpretazione della realtà, avendo messo al corrente del nostro plastico tramite queste brevi note.

Stefano Minghetti"


n.d.r. : scritto assieme a Piero Calderoni


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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: lunedì 15 marzo 2021, 0:24 
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Oggi, 15 marzo 2021, sono 100 anni esatti da quel 15 marzo 1921 in cui abbiamo ambientato il plastico Klausen21, e a settembre cadranno anche i 40 anni dalla ideazione concettuale del plastico.
Quando, nel lontano 1981, decidemmo di ambientare Klausen21 a quella data del 1921, nè io, nè l' amico Piero sapevamo esattamente cosa ci avrebbe aspettato.
Ecco, allora, una riflessione del tipo "Klausen21 .. e poi ?" il cui spunto è stata la rilettura di un articolo che avevo scritto, assieme a Piero, nel 1982 per presentare il plastico, ancora parzialmente incompleto, alla sua prima uscita pubblica. Articolo uscito sul bollettino del gruppo di modellismo di cui facevamo parte.
E proprio in quel gruppo fermodellistico era iniziato nel 1981 un confronto frà amici fermodellisti per mettere in pratica alcuni concetti che avevamo elaborato assieme, concretizzatasi con la ideazione e costruzione di Klausen21 nei primi anni '80 e poi culminata nel 2008 con l' esposizione a Chiusa, ovvero nel luogo riprodotto, con un ritorno di ricordi e sensazioni da parte di chi lì aveva vissuto o giocato da giovane, che ci hanno lasciato un' impronta.
L' avventura di un plastico e della sua ideazione e costruzione può essere interessante anche per altri.

Io non avevo mai costruito un plastico ferroviario, l' amico Piero ne aveva costruito uno. Iniziammo studiando come modificare il suo per aggiungere un minimo di traffico. Non era brutto come plastico, ma era basato sul solito ovale, senza possibilità di alternare treni.

In quel piccolo articolo, un anno dopo l' inizio di ideazione e costruzione, e a parte l' italiano traballante delle parti di mia stesura, i concetti innovativi erano elencati tutti :
- la grande differenza di realismo frà i modelli ed i plastici : modelli affinati fino a dettagli difficilmente visibili, e plastici con configurazioni ferroviarie improbabili o impossibili
- la mancanza di varietà della circolazione, limitandosi essa ad uno o due convogli, lasciando impianti anche grandi desolatamente inanimati. Per non parlare dell' orario, inaffrontabile con configurazioni a semplice anello e senza zone di servizio non in vista
- la ulteriore riduzione 1/10, rispetto alla scala, delle lunghezze e del tempo man mano che ci si allontana dal fabbricato viaggiatori
- l' ideazione della cintura, ovvero di un sistema di binari che circonda ed interconnette la stazione in vista e che consente di simulare l' intera linea, instradando opportunamente i convogli disponibili

Non citavamo, nell' articolo, le cose che avremmo inserito in seguito :
- sganciatori invisibili per sganciare in tutti i punti ove fosse prevista una manovra
- sezionamenti per poter accedere a qualsiasi binario, e comandati dalle stesse leve che comandano la posizione degli scambi
- carro per il trasporto di rotabili a scartamento ridotto, realmente funzionante e manovrabile. la locomotiva può salire o scendere da esso senza essere toccata con le dita
- la manovra di salto locomotiva necessaria ad ogni arrivo dalla Val Gardena, ora rodata e perfezionata
- la manovra del treno raccoglitore c, che lascia un vagone e ne preleva un altro. Anche questa senza toccare i rotabili con le mani

All' inizio non sapevamo di saperne molta meno di quanto fosse necessario. Ci siamo ingegnati, abbiamo guardato in giro ed abbiamo pensato soluzioni man mano che ne avevamo necessità.

La costruzione del plastico ha richiesto circa un anno al grezzo, compresa l' ideazione della cintura e la progettazione del tracciato.
Gli edifici ed il ponte erano stati costruiti da amici : Bernie, Sante e Carlo.

Nel 1982 lo esponemmo a Faenza, ancora incompleto e pubblicammo, sul bollettino dell' associazione cui eravamo iscritti, l' articolo riportato nel mio precedente intervento.
Nel 1983 partecipammo alla manifestazione "San Marino .. in treno", appena da poco funzionanti.
Nel 1985, dopo l' esperienza di San Marino, attivammo l' ACEI per governare la zona nascosta.
Negli anni successivi, fino ai primi anni '90, mettemmo a punto un sistema a processore per far circolare i treni ad orario.
Nel frattempo Sante aveva messo centinaia, se non migliaia, di alberi, autocostruiti e proporzionati alla distanza dal punto di osservazione.
Altri anni li passammo a fare esercizio ferroviario e questo ci pose la necessità di mettere a punto i funzionamenti
delle varie parti coinvolte.
Nel 2008 ci chiesero di partecipare ad una esposizione a Chiusa in occasione dei 700 anni della fondazione del comune.
Fù una esperienza inaspettata che vorrei riportare con le parole che scrissi al ritorno da essa :

"Il plastico è andato e tornato senza danni.
Ha funzionato per 9 giorni quasi 8 ore al giorno.

E' stata un' esperienza emozionante.

La gente si commuoveva a vedere riprodotto il luogo della loro giovinezza o della loro attività lavorativa.
Lo ricordavano persone che avevano abitato o giocato lì, poco dopo la chiusura della ferrovia a scartamento ridotto.
Molti ci hanno ringraziato.
Gli abitanti di Chiusa riconoscevano tutto !!!
Sono venuti a vederlo, e si sono complimentati, quelli che abitano in ciascuno degli edifici riprodotti nel plastico.

- una signora ha detto : "Mio marito lavorava in quella cabina, ed io ci andavo".
- è venuto a vederlo l' ultimo capodeposito della Val Gardena : abbiamo fatto le foto, io con lui e ci ha fatto una dedica uno degli orari che avevamo stampato.
- il titolare della segheria ci ha detto che lui aveva utilizzato il trenino della Val Gardena per far trasportare dei tronchi di legno. Poi con carri a cavalli li ha trasportati dal piazzale della stazione alla sua segheria.
- più di 10 persone ci hanno riferito che alcuni mettevano sapone sulle rotaie per fare uno scherzo, poco gradito, al macchinista
- i titolari dell' albergo Gamp (quello sopra al cimitero) ci hanno detto che la galleria in uscita dal ponte esiste ancora e che termina nella loro proprietà. E che l' anno scorso (2007) è stato messo un tubo del gas proprio davanti all' imbocco lato Sud.
- sono venuti due ferrovieri che sono stati capostazione a Chiusa/Klausen (linea del Brennero) e ci hanno fatto i complimenti.
- abbiamo ricevuto i complimenti anche da due persone che lavorano negli IS (Impianti di Sicurezza), dopo aver visto all' opera l' ACEI della cintura.
- e tanti altri ...
- abbiamo fatto le foto, io con l' allora sindaco di Chiusa

Quando abbiamo iniziato volevamo riprodurre una situazione ferroviaria storicamente lontana, ora sò che abbiamo riprodotto anche un pezzo di vita di non poche persone.
Questo è commovente, ora il plastico è vivo !!!

Credo che per un plastico sia oltre ogni obbiettivo pensabile.
"

Negli anni 2000 avevamo anche sostituito il processore dell' orario, con un PC, guadagnando in affidabilità dello svolgimento del programma.

Abbiamo anche partecipato a varie esposizioni, quì nei dintorni : Faenza, Rimini, Riolo Terme, Brisighella, Castel Bolognese.

Nel 2010 su TTM 41 ci pubblicarono un articolo sul plastico.

Ma la vita pone i suoi limiti e le sue condizioni. E' così per tutti.

Negli anni successivi iniziava a palesarsi la necessità di sostituire il processore dell' ACEI della cintura che, saltuariamente, dava problemi di comunicazione. Problema reso grave dal fatto che esso non fosse più in produzione.
Anche modifiche al programma dell' orario, con cui esso comunicava, non sortirono effetti adeguati.

Nel 2014 e 2015 abbiamo avuto l' acqua da 30 a 50 cm nella stanza del plastico. Andarono a mollo le schedine dei circuiti di binario della cintura.
Nel 2016 è improvvisamente scomparso, all' età di 76 anni, l' amico Piero, con cui avevamo percorso tutta questa inaspettata e impagabile avventura.
C' è stata la necessità di liberare la stanza del plastico e, quindi, di trasferirlo.
Dal 2017 il plastico è presso gli amici di Forlì, ove abbiamo messo mano ai lavori necessari per ripristinare il livello dei tempi d' oro.

Abbiamo rifatto i piloni di sostegno, rovinatisi con l' acqua.
Abbiamo ripulito le schedine della cintura che si erano bagnate.
Nel 2020 è stato attivato il nuovo ACEI della cintura, basato su un hardware ARDUINO e con software scritto per compatibilità col software di governo dell' orario. Ha funzionato quasi subito. Ora dobbiamo fare altre prove per la messa a punto finale.

Attualmente è in corso il rifacimento degli alimentatori di stazione. Essi sono nati nel 1983 con simulazione dell' inerzia e del banco guida con rubinetto del freno e manipolatore del regolatore vapore. Nel tempo hanno accumulato qualche problema e la loro riparazione sarebbe assai laboriosa.

Ecco, non sò se frà altri 40 anni verrò a raccontare qualcos' altro, ma per ora mi sento di concludere che un plastico ferroviario, specie se complesso o ambizioso, non è il lavoro di un inverno, ma una cosa che ti segna per tutta la vita. In bene, intendo.
Con esso siamo cresciuti, abbiamo cementato un' amicizia, abbiamo imparato tante cose.

Mi spiace per coloro che vorrebbero un plastico, ma non si sentono di farlo.
Noi, nel nostro piccolo, siamo partiti un po' incoscientemente.
Abbiamo, però, coinvolto persone che sapessero fare ciò che noi (Piero ed io) non sapevamo fare, o non sapevamo fare adeguatamente.
Abbiamo rifatto, anche più volte, cose che ritenevamo che non fossero venute bene, o come noi volevamo.

Abbiamo avuto presunzione, nel porre l' obbiettivo ed il livello, ma anche umiltà nel perseguire le soluzioni e nel farci aiutare da chi ne sapeva più di noi.
Ci è andata di .. lusso.
Se ci fosse ancora Piero, mi suggerirebbe di scrivere che abbiamo ideato un modo nuovo di concepire il plastico, e ci piacerebbe che fosse utile anche ad altri.


Stefano Minghetti


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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: lunedì 15 marzo 2021, 8:07 
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Iscritto il: mercoledì 21 dicembre 2016, 20:37
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Bellissimo racconto, e bellissima storia di vita.
Complimenti sig. Stefano ( e sig. Piero)


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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: lunedì 15 marzo 2021, 9:34 
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Iscritto il: sabato 14 gennaio 2006, 19:52
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Complimenti anche da parte mia.

Ho seguito con interesse tutto quanto è stato scritto in diversi momenti in questo forum su quel plastico.
Conosco l'emozione e la gratificazione che dà il commento e il piacere delle persone che hanno vissuto o conosciuto le zone o gli edifici riprodotti, il nostro presidente (GFM, gruppo fermodellistico mestrino)ha realizzato diversi diorami operativi della vecchia Mestre e di zone vicine, alcuni dei quali sono attualmente esposti.

Buon proseguimento.


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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: lunedì 15 marzo 2021, 20:34 
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Iscritto il: mercoledì 17 ottobre 2018, 19:21
Messaggi: 89
Nulla da aggiungere a quanto scritto dai miei predecessori.
Avevo espresso tempo fa, forse ancora su questo Forum, il desiderio
di poterlo visitare e vederlo funzionante.
Purtroppo tutt'ora siamo in piena pandemia ed a breve non vedo proprio la possibilità sia di muoversi che
di incontrarsi tra persone, ma spero ancora di poterlo fare, non fosse nel 2021 anche nel 2022!
Grazie mille

Marione


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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: martedì 16 marzo 2021, 22:57 
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Iscritto il: domenica 14 marzo 2010, 21:37
Messaggi: 1673
Località: Faenza
Grazie a tutti.

Non sò quando sarà, ma appena lo si potrà visitare, lo faremo sapere molto volentieri.


Stefano Minghetti


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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: martedì 16 marzo 2021, 23:17 
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Iscritto il: mercoledì 28 agosto 2013, 14:28
Messaggi: 803
Località: Bologna
Modellisticamente parlando da ragazzo ebbi due incontri fortunati:
Otello Brunetti ( il plastico 300 treni oggi a Pietrarsa ) mio mentore modellistico che mi iniziò alla lavorazione dei metalli e Piero Calderoni ( Klausen 21 ) che introdusse il concetto di modellismo ferroviario quale esatta riproduzione dinamica di una certa realtà.
Si era nella seconda metà degli anni 70 , non era comune il concerto di riprodurre “ quella stazione “ o “ quella locomotiva “ ....
Occorre rammentare anche la povertà per non dire inesistenza di mezzi FS in scala esatta , nonché la assenza di supporti tecnologici e di materie prime oggi comuni nell’uso modellistico.
Si era ancora dei “pionieri “ con tanta passione e molti sogni.
Klausen fu il sogno portato a termine da quel gruppo di amici faentini di cui Stefano col suo papà ultranovantenne sono ancora instancabili prosecutori.


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 Oggetto del messaggio: Re: PLASTICO: Klausen21
MessaggioInviato: mercoledì 17 marzo 2021, 22:20 
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Iscritto il: domenica 14 marzo 2010, 21:37
Messaggi: 1673
Località: Faenza
Non ho conosciuto Brunetti, ma vedo che tu hai imparato bene.
Piero era un faro.


Stefano Minghetti


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