Se ne è fatto qualche cenno in altri filetti, ma penso che l’argomento meriti una maggiore visibilità, per cui apro qui quella che spero possa essere una fonte di nuove informazioni per tutti.
Da tempo annuciate, sono in dirittura d’arrivo queste simpaticissime carrozze a cassa metallica, indispensabili per riprodurre convogli passeggeri sulle linee secondarie a bassa frequentazione.
Queste carrozze nacquero da un programma di ammodernamento del materiale rotabile delle FS, e videro la luce tra il 1931 e il 1933 quando vennero ricostruite su 200 telai di vetuste carrozze a tre assi delle cessate Reti Adriatica e Strade Ferrate Meridionali, scelte tra le oltre 400 ancora circolanti per i caratteri approssimatamente simili, con lunghezze di 12.290, 12.390 e 12.990 mm e passi di 7.800 e 8.000 mm. Appare evidente come la standardizzazione fosse di là da venire…
Le prime carrozze ad entrare in servizio furono le Ciy (che tradotto significa: carrozza di III classe, con intercomunicante senza mantici e telaio a tre assi) in due sottoserie distinte Ciy 35.000-014 con passo di 8.000 mm e cassa da 12.480 e le Ciy 35.400-014 sempre con lo stesso passo, ma con cassa da 13.080 (apro una incidentale per dire che non ho mai compreso perché la prima carrozza, o carro, della serie, in ambito FS, portasse il numero 0 anziché 1).
Le prime avevano 48 posti a sedere e le seconde 54, complice la maggiore lunghezza.
Due anni dopo, nel 1933, comparvero le carrozze con vano bagagli e un posto per il capotreno, ripartite in tre serie distinte, le CDiy 67.000-069, con passo sempre di 8.000 mm e lunghezza di 12.480 mm, le CDiy 67.200-249 (passo 7.800 mm e cassa da 13.080 di lunghezza) e infine le CDiy 67.400-449 (passo 7.800 mm e cassa da 12.380 di lunghezza) per un totale appunto di 200 esemplari.
Tutto questo per dire che il povero produttore che ne volesse realizzare la serie completa, sarebbe costretto ad eseguire un considerevole numero di stampi.
Grazie all’aiuto e alle ricerche di Pietro Merlo, che qui voglio ringraziare, emerge che i telai erano equipaggiati da boccole tipo 69 ai parasala delle estremità, mentre quello centrale aveva la boccola tipo 68 che consente un gioco trasversale, e balestre rispettivamente di tipo 831 alle estremità, semiellittiche e di tipo 830 al centro, che appare rettilinea e con un maggior numero di foglie.
Nelle foto che seguono, la carrozza npBDIy 68.903 da me fotografata a Varallo
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Tuttavia c’erano delle eccezioni, documentate dalle fotografie anche d’epoca, di balestre identiche sui tre assali.
L’amico Antonio Federici, da me consultato a Novegro mi ha confermato che la scelta progettuale, di quella che per il profano potrebbe sembrare un’anomalia, era corretta, essendo su questo telaio i carichi ripartiti al 50% sull’asse centrale e al 25% sugli assi di estremità.
Dopo aver esaminati i modelli esposti a Novegro, nello stand di ACME, tuttavia ho osservato come su tali carrozze, la balestra centrale appaia, per forma e dimensioni, assolutamente identica a quelle di estremità, per cui, prima della loro uscita sul mercato, pregherei ACME di ricontrollare la documentazione relativa ed eventualmente proporre una variante, per me, e come credo per tutti gli appassionati di Epoche II e III, molto interessante che si limiterebbe al solo rifacimento del telaio mobile dell’assale centrale.
Va rilevato che tutta la produzione modellistica che si è occupata di tali modelli, Laser, Sagi, Alpen Modell, ha sinora proposto la sola versione con le tre balestre identiche, questo forse per semplificazione produttiva.