Dario Durandi ha scritto:
Mi permetto di segnalare questo articolo (mi scuso con l'autore innanzitutto, con la redazione, con il copyright e chiunque voglia accodarsi...).
"Cominciamo allora la nostra analisi, partendo dall’affermazione forumistica più diffusa, ovvero: “un modello in Cina costa massimo 20 euro.
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Dicevamo quindi che in Cina un modello costa massimo 20 euro. Bene, io non mi permetterò mai di dire che questa è una cazzata. Lo dimostrerò.
Supponiamo di voler realizzare una locomotiva diesel.
La spesa più grossa da affrontare è quella per realizzare gli stampi (sottolineo il plurale, stampi, che per un modello vanno dai 15-20 ai 40-50 e anche oltre), che per un modello come quello costano 70-80.000 euro.
Ci sono poi le spese per la progettazione, che possono quantificarsi come minimo in 7.000 euro (considerando che il progetto richiede almeno 3 mesi di lavoro, e che il progettista su questa cifra ci deve pagare tasse e contributi che si portano via quasi la metà dell’importo, significherebbe lavorare per circa 1.200 euro al mese, senza tredicesime, malattie o ferie pagate… diciamo quindi che se per un progetto si chiedono invece 10-12.000 euro, nessuno DEVE lamentarsi).
Un’altra spesa inevitabile è quella delle trasferte in Cina, e dato che ogni modello richiede almeno tre sopraluoghi sul posto (a non meno di 3.000 euro per volta, tra viaggio e soggiorno), abbiamo altri 9-10.000 euro da sommare.
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Bene, sommando le spese viste finora, siamo mediamente a una spesa di circa 90.000 euro. Questo significa che l’azienda, prima di aver visto anche un solo modello di pre-serie, ha già speso questo importo.
A questo punto comincia la produzione, ed è qui che compare la fatidica cifra, ovvero “20 euro a modello”. Perché quella è all’incirca la cifra che la ditta cinese chiede per realizzare ciascun modello, ovvero per stampare/verniciare/assemblare/inscatolare ogni singolo articolo, ma dopo (e sottolineo DOPO) che si son spesi i circa 90.000 euro descritti prima.
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Vediamo quindi quanto, in realtà, costa al marchio italiano ciascun modello. Dobbiamo ipotizzare quella che sarà la sua tiratura, e questo è il primo rischio che deve assumersi l’italoproduttore di turno. Oggi il mercato fermodellistico italiano ci dice che un modello ben fatto vende tra i 1000 e i 1500 pezzi. Consideriamo l’ipotesi migliore, ovvero 1500 pezzi venduti. Dividiamo l’investimento iniziale di 90.000 euro per i 1500 modelli, e abbiamo una spesa di 60 euro a modello. A questo sommiamo i 20 euro che ci costa ciascun modello, e abbiamo che, alla ditta italiana, ogni modello costa 80 euro. Aggiungendo l’IVA, il costo è di circa 97 euro.
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Ma consideriamo il caso che, con le cifre viste, le vendite arrivino ai soli 1000 pezzi (ipotesi tutt’altro che improbabile). In questo caso, per l’azienda il costo a modello è, con l’IVA, pari a circa 135 euro, e qui l’iniziativa imprenditoriale può definirsi un fallimento (ovvero, si è lavorato gratis).
L’obiezione che si solleva è che si deve studiare un progetto più ampio, in modo che da un modello base se ne possano derivare degli altri. Certo, le varianti si possono fare, ma non è che, spesi 80.000 euro di stampo, con altri 1.000 ci faccio un’altra versione. Per ciascuna variante (che di norma comporta una nuova cassa, nuovi carrelli, nuovo sottocassa ecc.), la spesa aggiuntiva va dal 30 al 60% rispetto a quella iniziale (i 70-80.000 euro), ed è quindi una cifra ingente con ulteriore rischio d’impresa."
Scusa ma è ovvio che chi intraprende non deve esser uno sfigato, magari si rivolge a Sviluppo Italia per avere 100.000 euro di cui una cospicua parte a fondo perduto. Fare impresa comporta coraggio e capacità a non cedere ai fallimenti altrimenti non saremmo in quest'epoca meravigliosa dal punto di vista tecnologico. Un individuo con un corso di economia da primo anno di Ingegenria e la pianificazione di un business plan, oggi, può certamente tentare.